Con la fiducia alla Camera e poi al Senato, il governo Conte bis ha ottenuto il via libera definitivo. Nel suo intervento a Montecitorio, il presidente del Consiglio non ha fatto un preciso riferimento all’immobiliare. Ma i protagonisti del settore sottolineano la necessità di prestare attenzione a questo importante comparto ed evidenziano le priorità sulle quali intervenire, elencando le loro proposte.

Scopriamo dunque cosa chiedono al nuovo governo Confedilizia (l’organizzazione dei proprietari di casa), Fimaa (la Federazione italiana mediatori agenti d’affari aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia) e Fiaip (la Federazione italiana agenti immobiliari professionali).

In particolare, i riflettori sono puntati sul disinnesco dell’aumento Iva, sulla riduzione e sul riordino del carico fiscale che grava sugli immobili, sulla cedolare secca sugli affitti abitativi a canone concordato e su quella per le locazioni dei negozi, sugli incentivi fiscali per gli interventi sugli immobili, sulla revisione del regime tributario delle società immobiliari, sulla lotta al contrasto dell’abusivismo, sulla riqualificazione urbana. Ecco quanto dichiarato a idealista/news.

Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia

“La vera priorità è acquisire, da parte della politica, una convinzione che è la premessa per ogni azione: il settore immobiliare, con il suo infinito indotto, può essere un motore di sviluppo e di crescita straordinario. A una condizione, però: che non venga compresso e limitato da politiche sbagliate. Altrimenti accade quello che è accaduto fino ad ora per effetto delle scelte operate soprattutto negli ultimi anni, con la tassazione esasperata e con eccessivi vincoli normativi e burocratici.

Nei mesi di luglio e agosto, prima della crisi politica, abbiamo svolto cinque incontri con il governo, nel corso dei quali abbiamo illustrato le proposte della proprietà immobiliare per la prossima legge di Bilancio. Non c’è motivo per cambiare linea, non essendo mutata la situazione generale.

Anzitutto c’è da mettere mano a due misure in scadenza: la cedolare secca sugli affitti abitativi a canone concordato e quella per le locazioni dei negozi. A fine anno, per la prima termina il periodo di applicazione della speciale aliquota del 10 per cento. Il minimo che si dovrebbe fare è rinnovarla, ma la cosa più sensata sarebbe metterla a regime, considerata la sua utilità – riconosciuta anche dai sindacati degli inquilini – per calmierare il mercato degli affitti. Analogo discorso vale per la cedolare del 21 per cento sugli affitti dei locali commerciali di categoria catastale C1 fino a 600 mq. E’ stata introdotta dall’ultima manovra, ma ne è stata prevista l’applicabilità ai soli contratti stipulati nel corso dell’anno 2019. Anche in questo caso, il minimo da farsi è rinnovarla, ma la logica richiede che venga stabilizzata. Del resto, l’ha varata la maggioranza Lega-Cinque Stelle, ma si trattava di una proposta anche del Partito democratico, oltre che di Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Inoltre, vanno confermati, perfezionati e stabilizzati gli incentivi fiscali per gli interventi sugli immobili. Hanno la finalità di incoraggiare la riqualificazione del nostro patrimonio dal punto di vista estetico, di rendimento energetico e di sicurezza sismica. Per l’Italia si tratta di una esigenza fondamentale. Chi pensasse a ridurne la portata, ad esempio nell’ambito della revisione delle tax expenditures, farebbe un errore gravissimo.

Sempre sul piano fiscale, abbiamo chiesto e torniamo a chiedere che sia rivisto il regime tributario delle società immobiliari. Sono penalizzate da un’impostazione irrazionale, che ha l’effetto di scoraggiare investimenti nel residenziale da parte di questi soggetti. Bisogna intervenire”.

Santino Taverna, presidente nazionale Fimaa

“Prima priorità fra tutte, il disinnesco degli aumenti Iva previsti dalle clausole di salvaguardia per oltre 50 miliardi di euro tra il 2020 e il 2021. Se l’Iva aumentasse per il comparto immobiliare sarebbe una vera debacle: crescerebbero i costi delle ristrutturazioni edilizie oltre a quelli relativi all’acquisto o alla costruzione di immobili. Con la conseguente contrazione dei consumi e l’incremento dei costi energetici e dei beni in genere, compreso quelli alimentari, verrebbero ulteriormente erosi i risparmi delle famiglie con riflessi nefasti per le compravendite immobiliari. Il comparto, che fatica tuttora a riprendersi dai postumi della crisi economica, subirebbe un ulteriore tracollo anche per quanto riguarda i valori immobiliari.

Altra priorità è quella relativa alla riduzione della pressione fiscale sugli immobili oramai a livelli non più sostenibili. Serve un riordino del carico fiscale con una ‘local tax’ che accorpi quantomeno Imu e Tasi. Nell’eventuale revisione delle rendite catastali si dovrà garantire l’invarianza del gettito fiscale per tutte le tipologie di immobili. In questo processo servirà maggiore equità e trasparenza tenendo conto anche delle diverse peculiarità dei territori.

Occorre adottare sistemi di controllo efficaci per contrastare l’abusivismo. Purtroppo, sono ancora troppi i soggetti che operano in assenza dell’abilitazione. Il tutto a svantaggio del mercato e dei consumatori. Apprezziamo i controlli delle Camere di Commercio, ma serve ben altro per sradicare questa piaga sociale. Bisogna incentivare la cultura della legalità adottando sistemi e controlli efficaci per il rispetto delle regole. Occorre un serio contrasto al fenomeno del dumping fiscale, che permette a diverse multinazionali con sede all’estero di operare attraverso portali online nel comparto immobiliare italiano, bypassando il nostro sistema fiscale, con danni per l’erario e l’economia. Tali società, infatti, pagano le tasse in Paesi dove usufruiscono di regimi fiscali agevolati (spesso si tratta di veri e propri paradisi fiscali), ponendo gli operatori immobiliari e i player del nostro mercato in una situazione di grave svantaggio competitivo. Il principio ’stesso mercato, stesse regole’ deve valere per tutti, senza distinzioni. In questo contesto, l’agente immobiliare rimane la figura centrale per l’incontro tra domanda e offerta. Nessuna piattaforma online o motore di ricerca potrà mai sostituire la conoscenza del territorio, la competenza professionale, l’empatia e la capacità negoziale di un operatore in carne e ossa.

Riteniamo altresì importante puntare su strategie di riqualificazione urbana, indispensabili per attrarre maggiori investitori. Questo servirebbe ad incentivare un moderno sviluppo sociale a vantaggio anche della sicurezza nelle città. Una città con infrastrutture efficienti ed un contesto urbano decoroso attira nuovi investitori e consente agli immobili di incrementare il proprio valore”.

Gian Battista Baccarini, presidente nazionale Fiaip

“Riteniamo che il governo debba attuare un piano nazionale sull’immobiliare che preveda una riforma organica della fiscalità nel settore immobiliare, sia in termini di riduzione che di riordino; una riforma sulle locazioni, che preveda una redditività certa e una facilitazione al reintegro del possesso; una strategia nazionale sulle città, cioè una strategia incentrata sull’innovazione tecnologia, sulla sostenibilità ambientale, sull’efficientamento energetico, da attuare attraverso una visione integrata delle politiche urbanistiche che non preveda solo la politica della casa, ma anche la politica dei trasporti, della sicurezza, della tutela dell’ambiente. Questo, secondo noi, potrebbe rendere nuovamente attrattive le nostre città anche e soprattutto non solo per chi compra la casa per viverla, ma per l’investitore sia italiano che straniero.

Per quanto riguarda la riforma organica della fiscalità nel settore immobiliare, in merito alla riduzione, noi riteniamo che possa essere attuata attraverso forme di deducibilità dell’Imu e della Tasi anche per le persone fisiche e anche per il settore abitativo, cioè per gli immobili abitativi. Attualmente le forme di deducibilità sono solo per le persone giuridiche e per i fabbricati strumentali. In sostanza, il cittadino paga l’Imu e la Tasi al Comune e l’anno successivo deduce dalla propria dichiarazione dei redditi questo carico fiscale. In merito al riordino della fiscalità, secondo noi devono essere unificate Tari, Tasi e Imu, prevedendo una tassa unica che sia proporzionata alla quantità e alla qualità dei servizi erogati nella città.

Nel discorso alla Camera il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha parlato di riforma fiscale, ma in termini troppo generici e soprattutto non ha mai citato la parola immobiliare, di questo siamo un po’ preoccupati. Conte ha parlato del fatto che la riforma fiscale si attuerebbe attraverso un recupero fiscale derivante da una revisione delle tax expenditures. Questo ci preoccupa un po’, perché quello che noi chiediamo è la stabilizzazione delle detrazioni fiscali, soprattutto di quelle legate alla ristrutturazione edilizia e al risparmio energetico. Non vogliamo che non si sappia quante e come sono. Sarebbe un male per il settore, che già soffre in termini soprattutto di valori di mercato.

Per quanto riguarda le locazioni, secondo noi è necessario consentire che il contratto di locazione possa essere equiparato al titolo esecutivo per facilitare il reintegro del possesso, in caso di morosità. Considerare il contratto di locazione un titolo esecutivo faciliterebbe e velocizzerebbe il tutto, consentendo al proprietario di riaffittare l’immobile a un’altra persona e all’inquilino di liberarlo e trovare un’altra casa. Si dovrebbe poi intervenire per liberalizzare la durata. Oggi ci sono durate predefinite – 4+4, 3+2, 6+6 –, la proposta è di liberalizzare la durata dei contratti consentendo ai contraenti, inquilini e proprietari, di definire in base alle singole esigenze la durata stessa. Bisognerebbe poi rendere al 10% la cedolare secca, che attualmente esiste, per tutte le tipologie di contratti di locazione. Oggi questo 10% c’è solo per il canone concordato, peraltro fino a fine anno, se infatti la nuova legge di Bilancio non lo prevederà tornerà al 15%. Secondo noi, la cedolare secca al 10% deve essere attuata per tutte le tipologie, quindi tutto l’abitativo e anche il terziario commerciale. Questo darebbe una tassazione netta, definita, più bassa, quindi una redditività certa. Questa leva, secondo noi, potrebbe portare a una riduzione dell’evasione fiscale e potrebbe favorire la tax compliance, cioè l’adesione spontanea agli obblighi tributari.

Per quanto riguarda la strategia nazionale per le città, nel discorso che il presidente del Consiglio ha pronunciato alla Camera si è fatto riferimento alla tutela dell’ambiente, quindi alla sostenibilità ambientale, alla rigenerazione urbana. Sono ottimi ragionamenti, però va data una strategia dall’alto a tutte le città. Altrimenti, se si lascia che ogni centro faccia un po’ quello che crede, si avranno città che andranno più avanti e città che rimarranno molto indietro. E il problema è che in queste ultime ci sono tanti immobili vecchi, usati, brutti, ai quali è anche difficile dare un prezzo”.

Tratto da idealista.it – autrice Stefania Giudice

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